Perché vogliamo essere spirituali?

I motivi per i quali stai cercando la spiritualità non sono sbagliati, e sono già tutti nel profondo del tuo cuore pronti per essere risvegliati.

Nel contesto di questo blog la parola “tecnica” indica l’operazione, condotta col pensiero e alle volte con pratiche scientifico-spirituali che ti verranno insegnate, grazie alle quali tu sarai facilitato nel “vincere tutte le tue resistenze interiori”.

Tali resistenze, invisibili, ti portano a dimenticare che la serenità e la gioia incondizionata, la creatività , la pace perpetua e la grande salute sono i reali motivi per i quali tu hai sempre cercato la spiritualità.

Serenità, gioia, creatività, pace e salute. Ripetile ora dentro di Te.

Una prima tecnica che imparerai è molto semplice e richiede soltanto ciò che già possiedi: l’attenzione e il respiro. Siediti con la schiena dritta e disponi le mani come vedi nella figura qua sotto.

Apan Mudra, anche definito il “mudra dell’energia” ti aiuterà a riequilibrare la mente e a sviluppare una visione coerente e fresca del tuo futuro.

Apan Mudra

Non ti resta che chiudere gli occhi rivolgendoli leggermente all’indietro, e mentre inspiri ripeti mentalmente “Serenità, gioia, creatività, pace e salute”. Espirando invece rilascerai la parola “amore”.

L’attenzione va semplicemente portata sul respiro e se ti riesce sulle mani che saranno appoggiate sulle cosce rivolte in alto come nella foto – sentirai inoltre che l’attenzione si potrà spostare anche sui piedi e in alto in prossimità di Ajna Chakra (terzo occhio).

Esegui tutto per almeno 5 respiri e poi riapri gli occhi. Vorrei che facessi una breve indagine sul tuo stato dopo aver eseguito Apan Mudra così come ti è stato suggerito. Sono certo che il tuo “stato interiore” si sarà leggermente ridimensionato, e meglio armonizzato con le parole che abbiamo messo in fila: “Serenità, gioia, creatività, pace e salute”.

Sii sincero con te stesso, almeno in due modi:

  • Se nulla è cambiato, nemmeno in piccolissima parte “non mentire pensando di auto suggestionarti”. Non è così che vogliamo procedere, il Kriya Yoga prevede la verifica della pratica e non altri atteggiamenti.
  • Non minimizzare il tuo risultato che, per quanto piccolo, costituisce un primo onorevole traguardo. Esso potrà crescere e darti un benessere sempre maggiore qualora ne farai una pratica quotidiana.

Il cambiamento non è una conseguenza diretta e neppure indiretta dello yoga. Non possiamo esigere che avvenga.

Ciò che possiamo aspettarci dalla pratica dello yoga è una mente più tranquilla. La qualità delle nostre azioni comincerà a cambiare.

T.K.V. Desikachar, Il cuore dello yoga, 1997, p. 123.

Ora, non temere se ancora ti sembra di avere dimenticato una vita ricca di entusiasmo, poiché essa ritornerà ad esplodere presto dentro al tuo Cuore.

Ciò che “unisce l’uno con l’uno, che risplende puro nel puro” sta appena dietro il cappotto che copre la tua reale visione del mondo e dei rapporti umani.

Di nuovo farai esperienza di quale sia l’impatto meraviglioso che la verità possa avere sulla tua esistenza materiale. Non temere e non dubitare.

Tu sei un mistico dell’amore, ma ancora non lo hai scoperto per davvero. Le tecniche che ti propongo sono il Risveglio che a poco a poco percepirai, la chiara luce della tua vocazione che si manifesta nella comunione con il Bene.

Questo messaggio proiettato su di uno schermo ti entra in casa, lo puoi di fatto percepire come autentico oppure no, ed è lo stesso poiché nulla ti verrà tolto di quel che sei.

Nel Vangelo è scritto che

In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi.

Luca, 10, 5-7.

E pace sia nella tua casa, nel tuo Cuore regni l’amore.

Il cambiamento consapevole

In questo articolo troverai descritti alcuni degli errori e degli atteggiamenti che ho sperimentato essere fallaci, e motivo di grande sofferenza nella mia vita e così nella vita di molte persone che ho incontrato.

Questi ultimi dicevano a se stessi di “voler condurre una vita spirituale”, così come io stesso ho creduto che la spiritualità fosse il tentativo di ricercare “qualcosa di speciale”, e di radicalmente altro rispetto alla semplice esistenza quotidiana.

Eppure ho dovuto imparare a tessere di meraviglia il mio giorno da persona comune, mi sono arreso alle sfide che ho incontrato durante le mie relazioni sentimentali fallite, in rapporto alla malattia che ho dovuto affrontare, alla disperazione psicologica in cui sono tristemente caduto per ben 7 anni e alla sofferenza fisica che ho patito.

Soltanto ora so che il tempo giusto per il cambiamento avviene con la consapevolezza che “non possa esistere sfida che ciascuno di noi non possa superare”.

Eppure sembra sempre esserci qualcosa che ci spinge a non essere onesti fino in fondo con se stessi, a non intraprendere il sentiero di guarigione fisica e psicologica a cui siamo tutti destinati.

Ci sono infatti cumuli di condizionamenti sottili della mente (Vasana, per la filosofia antica indiana), dimensioni del nostro inconscio che ci impediscono di fare i giusti sforzi verso la diretta realizzazione di Ananda, la gioia incondizionata a cui appartieni per natura.

Fra un attimo ti mostrerò alcune “chiavi” per sapere se sei davvero sulla via maestra, al sicuro dalle superficialità di un concetto di spiritualità volgare e troppo spesso abusato.

Ho detto in precedenza che dipende da te cosa proietti o estendi, ma devi fare l’uno o l’altro, perché questa è una legge della mente, e devi guardare dentro prima di guardare fuori.

Quando pensi che stai proiettando, è ancora perché di fatto lo vuoi.

Un corso in miracoli, 2014, p. 218.

Cosa non fare per “essere”

È del resto un bel paradosso che più i grossi fraintendimenti si possono trovare in coloro che dicono di volere una vita spirituale, in coloro che chiacchierano molto e si mettono sotto il segno dello Spirito per ben condurre ogni cosa.

Il fraintendimento sta soprattutto nel fatto che mancano di quella necessaria cultura metafisica (e dunque “oltre il fisico”) che dovrebbe insegnare loro quali siano gli “accordi fondamentali” dello Spirito, cosa di fatto è opportuno sapere per non naufragare nelle proprie stupidaggini mentali.

Senza lo studio attento, approfondito della cultura in cui una certa Vita Spirituale si è palesata nella storia, senza la disciplina costante della mente e la purificazione del corpo (tapas) non sarà possibile alcuna verità di atteggiamenti e soprattutto di onestà intellettuale funzionale al conseguimento di certe qualificazioni interiori.

Si tratta, a seguito di una tale disciplina, di ristrutturare completamente la propria personalità, lasciando cadere atteggiamenti vittimistici e attitudini mentali poco serie e dannose che in genere “facciamo”, senza tuttavia considerare quanto siano dannose. Ad esempio è manipolatorio:

  • il flirtare
  • il sedurre
  • il richiedere attenzione agli altri
  • il darsi eccessiva importanza personale
  • il dire sempre “è ma io la penso così”
  • etc.

La spiritualità autenticamente vissuta ha da sempre richiesto modelli etici e comportamentali assai diversi da quelli citati, e lo ha fatto mai con l’idea di “privazione”, “sublimazione” o peggio ancora di “costrizione” (in questo la spiritualità autentica si discosta da ogni esperienza religiosa coercitiva), bensì con l’idea che una condotta di vita sana conduca al benessere psico-fisico totale.

I veri ricercatori del piacere

Vi dico ad esempio come la sessualità venga vista e vissuta dagli Yogi antichi e contemporanei dell’Himalaya, in modo che possiate trarne sicuro esempio per la vostra condotta quotidiana.

L’autore delle preziose righe che leggerete si chiama Swāmī Veda Bhāratī, egli fu accademico e yogi di fama mondiale.

Recentemente scomparso ci insegna qualche cosa di semplice e al tempo stesso raffinato su di un tema che solitamente genera conflittualità e false aspettative, oltre che sofferenza laddove il sesso diventa una scappatoia o peggio una dannosa perversione.

Ascolta:

Gli yogi non dicono che il tuo sesso è peccaminoso o che non ti dà piacere.

Dicono che loro hanno scoperto un piacere un milione di volte più intenso: il suo nome è Ānanda.

E questa è la differenza fra lo yogi e il puritano.

Ma la tragedia, con la maggior parte delle nostre attitudini sensuali, è pensare che più spesso che c’impegniamo nel piacere sessuale, maggiore è il piacere che ne trarremo.

Alcuni ritengono che più partner sessuali abbiamo, più piacere ne ricaveremo. Ma è attraverso la conservazione che la concentrazione si sviluppa. Ed è la limitazione che ci dà l’intensità.

Usate la moderazione per procedere lentamente: date tempo alla concentrazione.

Così non sarà possibile, a un uomo o a una donna, annoiarsi l’uno dell’altra.

Se t’impegni in un’unione coniugale con il solo altruistico pensiero di regalare il tenero dono del piacere al tuo partner, sei degno di lode tanto quanto lo è il celibe.

Se ti concedi solo per un momento di distensione personale, stai perdendo la tua energia.

S. V. Bhāratī, Kundalinī, 2012, p. 24.

Un atteggiamento come quello descritto mette sicuramente in risalto il valore delle relazioni, piuttosto che il loro consumo spasmodico, e con il valore delle relazioni recuperiamo anche il valore universale della persona umana.

Prova ad osservare se la relazione col tuo partner procede nel riconoscimento di un reciproco valore, se possiedi “il solo altruistico pensiero di regalare il tenero dono del piacere al tuo partner”, poiché solo in quest’ultimo caso il piacere potrà durare ed aumentare nella gioia.

L’osservarsi avendo come riferimento un modello etico comportamentale di alto profilo, è per sua natura una tecnica: una concreta elaborazione cosciente del tuo essere.

Riconoscendo i tratti della tua personalità che in un modo o in un altro sono causa continua di sofferenza, potrai ristabilire l’ordine e l’armonia, accrescere il piacere sessuale e condividerlo con il tuo/la tua partner.

Tale è il nostro compito come esseri umani, ossia vivere nel piacere quale segno di armonia e pace interiore.

Gli yogi – scrive ancora Swāmī Veda Bhāratī – sono i veri ricercatori del piacere.

Michel Pelucchi

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